mercoledì 27 giugno 2018

MINDHUNTER: LA PSICOLOGIA DEL SERIAL KILLER

Siamo negli anni '70, precisamente è il 1977 quando Holden Ford, interpretrato da Jonathan Groff, avvia uno studio sul comportamento deviante o meglio: la psicologia dietro i comportamenti criminali, in particolare dei Serial Killer.
Mindhunter è una serie tv statunitense rilasciata nel 2017 da Netflix, basata sul libro di Mark Olshaker e John E. Douglas "Mind Hunter: Inside FBI's Elite Serial Crime Unit" (Mindhunter: la storia vera del primo cacciatore di Serial Killer).


 

I PERSONAGGI

Holden Ford, il nostro protagonista, è un giovane e affascinante Agente Federale che lavora nell'FBI come istruttore di reclutamento e addestramento presso l'Unità di Scienze Comportamentali a Quantico, negli Stati Uniti d'America.
Qui Holden inizia a collaborare nei suoi studi con l'agente Bill Tench (Holt McCallany), un uomo di mezza età con una famiglia a cui badare, ma da cui il lavoro lo allontana fino a quasi devastarlo emotivamente.
Ad aiutare Holden e Bill c'è anche la psicologa Wendy Carr, una donna fredda, professionale e diffidente, interpretata da Anna Torv, già vista come Olivia Dunham nella serie del 2008 "Fringe".

 

 

TRAMA

I tre inizieranno, dunque, uno studio centrato sulla comprensione di ciò che spinge gli uomini a compiere efferati omicidi a sangue freddo, ripetutamente nel tempo. Individui definiti inizialmente dalla squadra come "Assassini Sequenziali".
Ma la vera particolarità, se così vogliamo chiamarla, di questi omicidi è l'utilizzo del medesimo modus operandi messo in atto da questi sicari.
E' da qui che viene coniato il nuovo termine con il quale verranno indicati gli assassini professionisti, i cosiddetti "Serial Killer".

LA PSICOLOGIA DI MINDHUNTER

Holden, Bill e Wendy creano un nuovo metodo di indagine per l'identificazione del colpevole: la Profilazione o Definizione del profilo criminale, metodo utilizzato anche nel celebre film "Il silenzio degli Innocenti".
L'obiettivo è quello di provare a comprendere cosa realmente accada nella psiche oscura del criminale, da dove si origini il Male.
Per arrivare a ciò i tre agenti visitano varie prigioni per intervistare i più famosi pluriomicida, ormai dietro le sbarre, tra cui Edmund Kemper (Cameron Britton), un uomo di 2,00 metri con un QI di 145.
Kemper è un sociopatico che all'età di soli 15 anni uccise entrambi i nonni per poi essere inserito nell'Ospedale Psichiatrico Criminale di Atascadero, dal quale venne rilasciato all'età di 21 anni.
Dopo il suo rilascio Ed ha compiuto altri 8 omicidi che lo hanno condannato all'ergastolo nel California Medical Facility.
Edmund è un uomo apparentemente tranquillo, pacifico, mite e garbato, che a tratti ci ricorda il nostro amato/odiato Hannibal Lecter.
Tra Lui e Holden si crea un rapporto professionale, dato dai numerosi incontri di consulenza attraverso cui l'agente, prendendo prima appunti e poi registrando, tenta di individuare nei racconti dell'omicida cosa spinga gli uomini come lui ad agire in modo cosi crudele.

I Serial Killer non uccidono mossi da un brivido di follia omicida, loro sono meticolosi, intelligenti, consapevoli e razionali. Per queste persone uccidere non è uno sfogo, è una Vocazione.
Durante lo sviluppo degli eventi, inoltre, vedremo spesso in scena un misterioso personaggio di cui si potrà intuire la vera identità solo a fine stagione...forse.

PER CHI AMA IL CRIME PSICOLOGICO

Mindhunter, con i suoi 10 episodi dai 36 ai 60 min, è una serie incentrata sul dialogo, sull'introspezione dell'essere umano. Se vi aspettate un prodotto colmo di azione, sparatorie e indagini sulla scena del crimine alla CSI vi sbagliate di grosso.
Quello che vuole trasmettere questa serie è qualcosa di molto più profondo e riflessivo, ci fa tuffare negli studi affascinanti della criminologia, sulle note di Psycho Killer dei Talking Heads e la sigla Main Titles di Jason Hill
E' una vera e propria immersione psicologica.
"se capiamo chi è un criminale, allora possiamo anche capire come agisce"

PRODUZIONE

L'idea di fare del romanzo di John Douglas e Mark Olshaker una serie fu nientemeno che di Charlize Theron.
L'attrice, che vediamo tra i produttori esecutivi, propose al produttore Jim Davidson e al regista David Fincher (Fight Club, Seven, Zodiac, House Of Cards...) di portare sul piccolo schermo la storia del cacciatore di Serial Killer.
Fincher, vincitore del Golden Globe come Miglior regista per The Social Networkinizialmente non fu molto entusiasta all'idea di creare un'ennesima serie crime, ma una volta letta la sceneggiatura non poté far altro che accettare.
Perché Mindhunter non è la solita serie thriller, è innovativa, intensa, coinvolgente, intrigante e imperdibile per gli amanti del crimine come la sottoscritta.

LA SECONDA STAGIONE

La seconda stagione è stata confermata da Fincher, il quale ha dichiarato che si incentrerà sugli omicidi che hanno avuto come vittime i bambini di Atlanta tra il 1979 e il 1981.
Inoltre, probabilmente rivedremo il misterioso uomo con i baffi che per tutta la prima stagione ci ha accompagnati, facendoci interrogare su chi realmente fosse e che ruolo avesse nella serie.
Magari questo mistero verrà svelato nella prossima stagione, anche se già dalle prime indiscrezioni sono nati grandi sospetti sulla sua figura, fortemente somigliante ad un noto pluriomicida.
E voi avete visto la serie? Cosa ne pensate? Se invece non l'avete vista, vi ho convinti ad andare a vederla? ;)
Lasciate un commento qua sotto.


-kika

giovedì 31 maggio 2018

Happy!: Tra il tenero e l'inquietante





Happy! Serie televisiva apparsa sulla piattaforma Netflix negli ultimi mesi, ideata da Brian Taylor e Grant Morrison.
I due autori si sono ispirati all'omonimo fumetto creato dallo stesso Morrison e illustrato da Darick Robertson, pubblicato in Italia dalla Bao Publishing.












UN EROE FUORI DAGLI SCHEMI

Con 8 episodi da circa 45 minuti l'uno, questa particolare serie vede come protagonista un ex poliziotto di New York, Nick Sax, interpretato da Christopher Meloni, diventato ora un sicario. Nick è un uomo solitario, dipendente da alcool, droga e gioco d'azzardo. Prova quasi ribrezzo per il genere umano, consapevole che ogni individuo indossi una maschera di buonismo per poi rivelarsi in realtà ipocrita, infido e ingannevole.
Sax è una personalità "Borderline", violento, sempre in disordine e sporco, con insistenti manie suicide. Un eroe alternativo da non imitare, che ci ricorda il Grande Lebowski dei fratelli Coen, con l'incredibile forza di Chuck Norris e il carisma di Babbo Bastardo. Una fusione niente male eh?!


TRAMA E CAST

La vita di Nick cambierà radicalmente quando, dopo un incidente durante una delle sue tante spedizioni killer, si troverà di fronte un piccolo e buffo unicorno blu volante di nome Happy, con degli enormi dentoni, un simpatico musetto e dei tenerissimi occhioni.
Happy  è l'amico immaginario di Hailey, una bambina che è stata rapita da un Babbo Natale squilibrato (Joseph D. Reitman) e l'unica speranza di ritrovarla è proprio nelle mani di Nick. Il nostro folle protagonista dovrà affrontare numerosi personaggi decisamente fuori di testa e pericolosi: mafiosi, pedofili, torturatori, agenti corrotti e ninja assassini.













Tra i vari anti-eroi uno dei più incisivi è Francisco Scaramucci (Ritchie Coster), un doppiogiochista subdolo e crudele, che dall'aspetto, con la sua testa pelata e il pizzetto, ci ricorda il nostro amatissimo Walter White di Breaking Bad, con il quale caratterialmente non ha però nulla in comune (fortunatamente per Walter, aggiungerei). Ironico il fatto che il soprannome di Scaramucci sia "Blue", proprio come il colore dei cristalli di meth ideati dal prof White.



DA NON PERDERE

Happy è una serie decisamente surreale, un trip visivo allo stato puro.
Dramma e commedia si fondono creando un cocktail per gli occhi che disorienta e,allo stesso tempo, diverte lo spettatore, suscitando in lui emozioni contrastanti che porteranno inevitabilmente ad amare la serie episodio dopo episodio.
Violenza, sesso, splatter e horror si uniscono ad una componente fantasy da cartone animato, rappresentata proprio dall'amorevole unicorno blu e da divertenti canzoncine che accompagnano scene di combattimento e brutale aggressività. Un'ironia avvolgente che a tratti ricorda persino Chi ha incastrato Roger Rabbit.


Durante la visione sentirete probabilmente la necessità di mettere in pausa ed esclamare "Ma che cosa sto guardando?" ed essere però incredibilmente attratti da questa stranezza. Spassosa ed esilarante, Happy merita senza dubbio una o anche più visioni, in attesa della già annunciata seconda stagione.

sabato 28 aprile 2018

LA CASA DI CARTA: Chi è il Lupo Cattivo?

BIENVENIDOS
La casa di carta (in originale "La casa de papel") è l'ultima novità Netflix che ha riscosso gran successo tra gli appassionati di serie televisive e non solo, ideata dalla geniale mente di Alex Pina. Come suggerisce il titolo originale, è una serie spagnola trasmessa ufficialmente per la prima volta nel maggio 2017 da Antena 3, emittente più importante della penisola Iberica, prodotta da Atresmedia. 


Questa stravolgente serie si apre con l'entrata in scena degli 8 protagonisti che vengono reclutati da un misterioso uomo, chiamato "Il Professore", per mettere in atto una rapina pianificata da anni. Ma non si tratta di un usuale colpo in banca con l'obiettivo di impossessarsi di denaro altrui, no...nella mente del Professore c'è qualcosa di molto più elaborato e colossale; l'idea è quella di irrompere nella Zecca di Stato spagnola, "Fabrica Nacional de Moneda y Timbre", per stampare ben 2 miliardi e 400 milioni di euro. Dunque senza derubare nessun cittadino, ma semplicemente prendendosi gioco dello Stato, così come lo Stato si è preso gioco di loro. 
Gli 8 prescelti di questa "missione impossibile" sono dei professionisti nel campo dell'illegalità, selezionati attentamente proprio per le loro capacità e il loro passato difficile, non hanno nulla da perdere, sono ricercati, con la fedina penale sporca e il desiderio di dare una svolta alla propria vita. L'occasione è tentatrice. 


Per portare a termine i progetto senza complicazioni bisogna però seguire regole rigide ma fondamentali: è proibito fare domande personali, instaurare rapporti tra i componenti e conoscere la vera identità dei compagni. Per garantire l'anonimità vengono, dunque, scelti nomi d'arte, in stile Reservoir Dogs (Le Iene) di Tarantino, che corrispondono a nomi di città:

Tokyo (Ursula Corbero) è una sensibile provocatrice, istintiva pantera nera con il cuore spezzato, ladra esperta e "Sapiosessuale", è in cerca di vendetta in seguito alla morte del suo ragazzo per mano di un agente di polizia. Dall'aspetto ci ricorda la piccola Mathilda in Léon, è la voce narrante della serie e, contro le regole stabilite, avrà una relazione con Rio.


Rio (Miguel Herràn). Il sexy nerd, mago dei computer, è il più giovane del gruppo ma spesso dimostra, nonostante l'aria da Peter Pan, una incredibile maturità. Si è follemente innamorato di Tokyo, con la quale ha intrapreso una clandestina, passionale e irrefrenabile relazione, nonostante lei sia più grande di 12 anni. Insieme desiderano un futuro romantico su un'isola.



Berlino (Pedro Alonso) è a capo dell'operazione, un uomo cinico, viscido e con una inconsueta "sensibilità nel trattare le persone", ma con un estremo senso dell'onore. Impossibile non rimanere affascinati di fronte a l'Odio-Amore che si proverà verso questo personaggio con ben 5 matrimoni alle spalle e una quasi fastidiosa ma contemporaneamente  ammirevole freddezza, anche davanti al suo misterioso e doloroso destino. 

Nairobi (Alba Flores). Falsificatrice estremamente attenta ai dettagli, ironica, esuberante e con un passato infausto che l'ha spinta ad accettare di far parte di questo piano "suicida". Lodevole e commovente il suo degno progetto nel caso in cui il colpo andasse a segno. La differenza caratteriale con Tokyo le porterà ad attrarsi come due calamite diventando grandi amiche. 



Denver (Jaime Lorente) è un irriverente ragazzo, apparentemente arrogante. Una bomba ad orologeria, ma con una profonda etica e sensibilità. Entra a far parte della squadra grazie al padre, Mosca (Paco Tous), ex minatore, che lo coinvolge nella rapina per toglierlo dai guai e da una vita di sopravvivenza tra droga e microcriminalità, inserendolo probabilmente in guai ancor più grossi.


Mosca è infatti appena uscito di prigione e desidera, con il figlio, di avere finalmente una vita tranquilla e serena. Due sognatori che durante il corso delle puntate ci emozioneranno e commuoveranno.
Helsinki e Oslo (Darko Peric e Roberto Garcia). Due compagni grossi e forzuti, perfetti soldati con l'aspetto di Hulk, ma un cuore sorprendentemente tenero. 

E infine, ma non per importanza, Il Professore (Alvaro Morte, già visto, purtroppo, nella famosa soap opera IL SEGRETO). L'ideatore di tutto il piano, una abile e astuto comunicatore, amante degli origami, dall'aspetto distinto e gentiluomo. Nulla si sa di lui, nessun documento e informazione, viene definito un fantasma. Un Clark Kent timido e impacciato di cui ci si può fidare e con cui confidarsi, ma dietro il quale si nasconde un  "Superman" fuorilegge. Ha dedicato quasi tutta la vita ad ideare questa iniziativa, sognata dal padre, anch'egli rapinatore.




Servono 5 mesi di organizziazione, trascorsi in una residenza segreta a Toledo, per mettere a punto ogni dettaglio e imparare nuove tecniche, che serviranno per affrontare ogni imprevisto che avverrà una volta dentro la Zecca di Stato. 5 mesi che verranno sottoposti agli occhi dello spettatore con continui flashback ed ellissi temporali perfettamente posizionati all'interno di ogni scena, facendo conoscere sempre più della personalità dei protagonisti a cui sarà impossibile non affezionarsi e tifare per loro nonostante siano dei criminali.
Una volta fatta irruzione nella Real Casa de la Moneda, gli 8 rapinatori, indossando una tuta rossa (colore protagonista nella fotografia di questa serie) e l'iconica maschera del famoso pittore Salvador Dalì, che con quegli occhi sbarrati trasmette un senso di turbamento, si troveranno a dover gestire 67 ostaggi, ai quali, sotto ordine del Professore che sorveglia l'operazione dall'esterno, non dovrà esser fatto alcun male. Tra le numerose e ferree regole imposte di fondamentale importanza è quella di non provocare feriti, non usare violenza, ma agire pacificamente. Inizierà perciò il lungo "corteggiamento" di negoziazione telefonica tra il Professore e l'ispettore affidato al caso, Raquel Murillo (Itziar Ituño) una donna con gli attributi, un passato doloroso a causa di un ex marito violento con un ordine restrittivo per maltrattamenti e una figlia a cui badare. Raquel è un vero e proprio segugio per i criminali, professionale e razionale. Ma il suo passato sembra perseguitarla rendendola vittima di improvvise crisi di panico, ciò porterà anche lei a dare una svolta incredibile alla propria vita.

             










Ogni mossa della polizia è stata perfettamente prevista dal Professore, che riesce con estrema facilità ad aggirare l'ispettore Murillo e il suo team, ma ovviamente gli imprevisti non mancano. Diventa infatti complesso rispettare le risolute regole da lui stabilite quando si ha a che fare con altre 67 persone rinchiuse nello stesso luogo per ben 5 giorni, ma che ai loro occhi sembrano molti di più. L'Empatia prende il sopravvento e sostituisce le armi; un susseguirsi di colpi di scena, imprevisti e conflitti colmi di suspance e tensione nel quale non mi imbattevo dai tempi di Breaking Bad.


Diverse sono le tattiche messe in atto, dal "Cavallo di Troia" al "Piano Valencia", fino ad arrivare al "Piano Camerun", il più astuto che segnerà la fine della serie. 
La casa di carta dimostra di meritare senza alcun dubbio tutto il successo ottenuto, rappresenta la ribellione verso uno Stato assente, che abbandona i propri cittadini, a cui non viene data una seconda possibilità e che dunque devono crearsela da soli. Le scelte sono due: sacrificare tutta la vita lavorando per una misera paga, vivendo per inerzia...o rischiare una volta sola e poi godersi ogni istante, ribellarsi, con il rischio di morire provandoci.
E' una vera e propria critica ad un sistema capitalistico che, come direbbe Marx, sfrutta le grandi masse, con una produzione non finalizzata al consumo, ma all'accumulo di denaro, creando una distanza sempre più grande tra ricchi e poveri. 
Gli 8 rapinatori sono dei rivoluzionari che sulle note di "Bella Ciao" cercano di riscattarsi da una vita finora per nulla benevola, loro sono la Resistenza. Dunque...chi sono i buoni e chi i cattivi?! 

Numerose le citazioni visive e dialogate a film di grande successo, in particolare al regista Quentin Tarantino, da cui lo stesso Alex Pina ha dichiarato di aver preso ispirazione, ciò è evidente con il susseguirsi di scene, a volte, di una teatrale dramaticità. 



Ciò che inoltre domina questo piccolo capolavoro per il piccolo schermo è indubbiamente l'Amore, che come affermerà Tokyo: "è sempre una buona ragione per mandare all'aria tutto". Un Amore che vien scambiato per sindrome di Stoccolma in alcuni casi, in altri un Amore al quale si tenta di aggrapparsi per sentirsi meno soli, amori impossibili, fraterni, paterni e Amore per la Libertà. Questa serie ci insegna che tutto si può programmare nella vita, ma non di chi innamorarsi (purtroppo, aggiungerei). Certo è che l'amore per i soldi appartiene indistintamente ad ogni essere umano, dunque...come biasimarli.


Inizialmente composta da un'unica stagione di 15 episodi da più di un'ora, per poi essere stata divisa da Netflix in due stagioni da circa 45 min a episodio, La casa di carta è assolutamente tra le serie da recuperare senza esitazione. Si vocifera inoltre un possibile Spin-off centrato sui nostri 8 protagonisti e probabilmente una 3a stagione. 
Cosa state aspettando? CORRETE A GUARDARLA!
-kika

martedì 17 aprile 2018

iZombie: i moderni mangia-cervelli con i "superpoteri".

Al contrario di come si potrebbe pensare dal titolo, no...non si tratta di un nuovo modello di smartphone in grado di trasformare in zombie chi ne sia in possesso, quelli esistono già ;)
iZombie è una serie televisiva statunitense ideata da Rob Thomas e Diane Ruggiero, creatori della celebre serie tv e trasposizione cinematografica "Veronica Mars". 
Ispirata dalla serie a fumetti di Chris Roberson e Michael Allred, prodotta dalla casa editrice Vertigo Comics.
Trasmessa a partire dal 2015 e ancora in produzione con una incredibile 4a stagione. 


Protagonista della serie,vero e proprio cocktail di generi, dalla commedia, al fantasy, horror e poliziesco, è Olivia Moore, Liv per gli amici, "mostruosamente" interpretata da Rose McIver (già vista in Amabili Resti). Liv è una normale studentessa universitaria che studia Medicina a Seattle, finché...durante una festa in barca si trova coinvolta in ciò che sembra a tutti gli effetti un Attacco Zombie, durante il quale viene contagiata.
Apparentemente nulla è cambiato in lei, agli occhi degli altri continua ad essere un banalissimo essere umano, con un aspetto ora un po' emo, pelle di un colore livido ed esangue, occhiaie da far invidia a un insonne cronico (e io ne so qualcosa), capelli ora di uno smorto platino, ma nonostante questo cambiamento estetico Olivia sembra essere la stessa ragazza di sempre.
In realtà quel profondo graffio sul braccio l'ha presto trasformata in un "vero e proprio" zombie, ok...vero e proprio forse non del tutto, il grande padre degli zombie da poco scomparso George A. Romero si rivolterebbe nella tomba all'idea di un mondo in cui gli zombie conservano le proprie facoltà mentali riuscendo a controllare le proprie pulsioni e convivendo con gli uomini. L'unica regola è nutrirsi di almeno un cervello al mese, per evitare di trasformarsi nello zombie Romeriano, che darebbe inizio ad una reale Apocalisse.


Ciò che rende innovativa e coinvolgente questa serie è dato dalle facoltà assunte dai mangia-cervelli una volta nutriti, i quali fanno propria la personalità e i ricordi del mal capitato, ricordi che emergeranno sottoforma di visione, in stile Raven di Disney Channel, freezandoli per tutta la loro durata.
Da quel momento la vita di Liv cambierà drasticamente; quasi prossima al matrimonio con il suo bel fidanzato Major (Robert Buckley), deciderà di interrompere la sua relazione nonostante sia ancora perdutamente innamorata di lui (e come darle torto). 
                                                 

Dopo aver abbandonato gli studi, astutamente trova lavoro in un obitorio, ottimo rifornimento di cibo, dove stringerà una fedele amicizia con il suo capo Ravi Chakrabarti (Rahul Kohli), un simpatico nerd con la battuta sempre pronta, un po' impacciato ma proprio per questo incredibilmente adorabile, potrei sposarlo all'istante! Peccato sia cotto della coinquilina di Liv, Peyton, interpretata da Aly Michalk, che ricordiamo anche per la sua parte in Phil dal Futuro (Ah beata infanzia).







Grazie a questa capacità di osservare i ricordi delle persone di cui mangia il cervello, Liv, affermando di essere una sensitiva, inizierà a collaborare con il detective Babineaux (Malcom Goodwin) per risolvere i misteriosi casi relativi alla loro morte.

iZombie non è certo un capolavoro, nulla di estremamente innovativo o che faccia urlare all'opera d'arte, questo è certo. Ma senza dubbio nella sua semplicità e leggerezza riesce a coinvolgere lo spettatore puntata dopo puntata. Numerosi sono i riferimenti alla cultura pop, le citazioni al mondo videoludico, a film (Shining, Fight Club ecc), altre serie tv (Game of Thrones) e addirittura giochi di ruolo come Dungeons & Dragons (3x09 "Twenty sided, Die"), citazioni spesso mosse dal nostro amato Ravi che con il suo camice e l'aria nerd non può che guadagnarsi il premio come miglior personaggio della serie (Imho). 


Ogni episodio si apre con una più che godibile sigla in stile fumetto sulle note di "Stop, I'm Already Dead" di Deadboy and The Elephant Man.
Inoltre lo stesso passaggio da una scena all'altra è spesso accompagnato da una visuale a fumetti, proprio per riprendere l'opera da cui è tratta. 


Con una trama centrale che si sviluppa velocemente, iZombie è inoltre accompagnata per ogni episodio, di circa 45 minuti l'uno, da sotto-trame, che corrispondono ai casi a cui Liv, con il detective Babineaux dovrà indagare, rendendo la serie mai noiosa o pesante. Ciò soprattutto grazie alle diverse e inusuali personalità e abilità che Olivia assumerà in ogni puntata, divertendo lo spettatore il quale si troverà di fronte una protagonista prima amante erotica della pittura, poi cantante country, dominatrice BDSM, versione Desperate Housewife e chi più ne ha più ne metta. Da far invidia a James McAvoy in Split. 

Nonostante la comicità e leggerezza a tratti trash, questa è pur sempre una serie che parla di zombie, un po' atipici ma comunque zombie, dunque ritroviamo spesso scene splatter e inquietanti, che potrebbero disgustare i deboli di stomaco, ma per chi come me ama il genere e a cui decisamente un po' di sangue non dispiace, è sicuramente un motivo in più per guardarla. Soprattutto se a mietere vittime è il cattivissimo Blain (David Anders), un Billie Armstrong biondo, in realtà duro dal cuore tenero che vede nella sua nuova natura di zombie un'occasione per riscattarsi da una vita per niente facile e un padre padrone assente.

 


Ottima per le serate in compagnia tra amici, ma anche nella solitudine della propria cameretta per risollevarsi il morale e tenersi compagnia, iZombie è sicuramente la serie che segna un nuovo modo di vedere queste strane creature ghiotte di carne umana, non più dei mostri incontrollabili, dei non-morti/non-vivi che traballano decomposti e perdono pezzi, ma dei razionalissimi quasi umani dal colorito sospetto che trafficano cervelli dall'aspetto gelatinoso e per nulla realistico (non che io abbia mai visto e mangiato un cervello umano eh..........forse). 

Menzione d'onore è d'obbligo farla verso le scene in cui Liv prepara dei succulenti piatti a base di cervello, una versione decisamente più soft di Hannibal, ma ugualmente ipnotizzante e anche se dovrebbe in qualche modo disgustarmi...un po' di fame ammetto che mi venga. BRAAAINS!!


Correte a guardarla e non dimenticatevi di limarvi le unghie!!


-kika 

martedì 13 settembre 2016

True Blood: sesso, sangue e vampiri.

True Blood, trasmessa dal 2008 al 2014 e creata da Alan Ball, è una serie televisiva statunitense composta da sette stagioni di circa 12  episodi l'una. Prodotta da HBO negli USA e mandata in onda in Italia dal 2009 su FOX e dal 2010 su MTV, la serie è basata sui romanzi della scrittrice Charlaine Harris "Il Ciclo di Sookie Stackhouse" (The Southern Vampire Mysteries) e narra le vicende di una piccola e semplice cittadina del Louisiana, Bon Temps. Personaggio principale, con cui si apre la serie, è Sookie Stackhouse, interpretata da Anna Paquin, una giovane donna rimasta orfana che lavora come cameriera nel "Merlotte's bar and Grill"; Sookie però non è una comune ragazza, lei possiede una curiosa particolarità: è una telepate, riesce dunque a leggere nel pensiero delle persone, anche senza volerlo, e spesso questo risulta un problema per la ragazza, che non può beneficiare di un attimo di pace e silenzio.



Sookie farà presto la conoscenza di Bill Compton (Stephen Moyer), un affascinante vampiro gentiluomo e tenebroso, a cui Sookie non può leggere la mente, ciò attirerà la sua attenzione e inizierà con lui una storia d'amore, nata anche dietro le telecamere, nella vita reale, tra i due attori, oggi sposati. I vampiri si sono quindi perfettamente, o quasi, integrati nella società e convivono con gli umani, senza nutrirsi del loro sangue, grazie ad un'invenzione giapponese chiamata "Tru Blood", una forma di sangue sintetico di cui i vampiri fanno uso come sostitutivo del sangue umano. Nonostante ciò, però, ci sono ancora difficoltà tra umani e vampiri, pregiudizi che discriminano e non accettano questi ultimi tra gli esseri umani a causa della loro natura selvaggia e di vari omicidi che vengono attribuiti alle sanguinarie creature dai denti appuntiti. Una sorta di razzismo, inserito in un contesto fantasy-horror, che genera conflitti, combattimenti e cambiamenti nel corso delle vicende. 



Numerosi sono i personaggi presenti all'interno della serie e lo spettatore avrà la possibilità di fare la loro conoscenza in maniera approfondita, ogni personaggio in True Blood, infatti, ha una profonda caratterizzazione, ognuno di loro con una diversa ed evidente personalità. Oltre a Bill e Sookie vedremo il fratello di quest'ultima, Jason (Ryan Kwanten), un ragazzo sexy, il tipico bel fusto che ama le donne, forse troppo, che non riesce ad avere una relazione che vada oltre al puro e meccanico sesso e che si mette, spesso, in grossi guai a causa di ciò. 
Sam Merlotte (Sam Trammel) è il proprietario del bar in cui lavora Sookie ed è "segretamente" innamorato di lei, cerca infatti di allontanarla dal vampiro Bill, l'uomo però nasconde un segreto di cui nessuno è a conoscenza e nel corso della serie verrà svelata la sua natura da mutaforma. 
Tara Thornton (Rutina Wesley) è la migliore amica di Sookie, una ragazza con una vita difficile alle spalle ed una madre alcolizzata che sembra quasi odiare, questo rapporto conflittuale ha fatto della ragazza una persona spesso aggressiva e problematica. 
Lafayette Reynolds (Nelson Ellis) è il cuoco omosessuale del Merlotte's bar, un personaggio forte e determinato , che fa valere le sue idee senza farsi sottomettere. Lafayette spaccia sangue di vampiro, una droga per gli umani con l'effetto di ecstasy e viagra, che si procura in cambio di prestazioni sessuali. 
Eric Northman (Alexander Skarsgard) è uno dei vampiri più antichi in circolazione, bello, sexy ed affascinante. Vichingo nella vita precedente e in questa proprietario di un locale, il "Fangtasia", frequentato da soli vampiri che spesso vìolano le regole della sana convivenza con gli umani. 
Jessica Hamby (Debora Ann Woll), una vampira molto giovane creata da Bill, una ragazza bella, sensuale e.....rossa. Una ginger, alla quale nessun uomo riuscirebbe a resistere, Jessica si innamora del migliore amico di Jason, Hoyt, con il quale avrà un perfetta storia d'amore con colpi di scena imprevedibili. 
Nel corso della serie altri saranno i personaggi che si uniranno al cast, creando situazioni sempre più assurde e soprannaturali.


True Blood non è la solita serie adolescenziale sui vampiri, True Blood è cruenta, splatter, violenta e contenente scene sessualmente esplicite. Se credevate che Game Of Thrones fosse la serie televisiva con più scene di sesso in assoluto...beh, non avete mai visto True Blood, definita da alcuni addirittura una serie pornografica e volgare. Perversioni, orgie, sadomaso e nudità costante posizionano la serie al primo posto tra le più sexy e spinte della tv, con il tormentone "It's not porn, it's HBO".

tra le tante scene questa vi assicuro che è una delle più pudiche. 

Nonostante il cast sia formato da attori di bell'aspetto, statuari ed irresistibili, la serie si differenzia molto da altri prodotti sui vampiri come The Vampire Diaries o Twilight, dove i vampiri hanno un lato umano molto più evidente e manifesto. In True Blood invece i vampiri sono quasi primordiali, hanno natura animalesca e violenta, quando muoiono esplodono come enormi palloncini pieni di sangue, hanno canini decisamente più pronunciati rispetto ai vampiri di altri teen-drama e quando piangono versano lacrime di sangue di un rosso intenso e brillante. Il tutto crea, quindi, un'atmosfera horror attorno alla serie impossibile da non apprezzare per i fan dello splatter e dell'eccesso.


















Sookie vivrà una storia d'amore travagliata con Bill e si troverà al centro di situazioni paradossali e conflitti tra vampiri, licantropi, streghe e fate; il triangolo in cui si trova con Eric e Bill le causerà non pochi problemi e presto il triangolo si trasformerà addirittura in quadrilatero con l'arrivo del licantropo Alcide, interpretato da Joe Manganiello (E qui ci sta un bel Beata lei!!). La vera natura di Sookie, che la coinvolge in queste disavventure, è a lei sconosciuta, Sookie è una fata. Il suo sangue è per i vampiri come il nettare degli dei e il suo odore ha su di loro lo stesso effetto che il formaggio ha per il topolino Jerry.

Anna Paquin e l'intero cast riescono a calarsi abilmente nei ruoli dei personaggi da loro interpretati, donando a ciascuno personalità controverse ed interessanti agli occhi del pubblico, che irrimediabilmente non potrà far altro che affezionarsi a ciascuno di loro. Personaggi sempre in evoluzione, mai scontati e con individualità colme di sfumature diversificate a seconda della situazione in cui si trovano. 


Menzione d'onore è obbligatoria verso la sigla della serie, accompagnata da immagini a tratti inquietanti, che rappresentano l'atmosfera in cui si svolgono le vicende. Animali morti, in decomposizione, predicatori cattolici, donne svestite e una simbolica ed ironica scritta che recita "God Hates Fangs", gioco di parole geniale fra "God Hates Fags", "Dio odia gli omosessuali" e Fang, ovvero "Zanne". Sulle note di Bad Things di Jace Everett, questa sigla ripercorre, in soli 1:37 minuti, l'essenza totale della serie, un genere country delicato, che nel suo inciso afferma "I wanna do Bad things with you", una frase decisamente perfetta per questo prodotto televisivo da bollino rosso. 


Dopo ben sette stagioni, il finale della serie soprannaturale si rivela, agli occhi di molti, deludente e sotto le aspettative. Per tutti e 80 gli episodi True Blood si era dimostrata fuori dagli schemi,ribelle, una serie che rompe i canoni classici e il buonsenso comune, una serie che, a causa dell'apparente mancata etica e morale, è stata criticata e spesso odiata da molti, ma per gli stessi motivi amata da altri. Nel suo finale la serie ostenta, però, una diversità nelle scelte, fin troppo buonista, tradizionale....un finale quasi rose e fiori, intitolato "Thank You" per ringraziare i fan. Nonostante ciò il finale mantiene il messaggio di uguaglianza tra tutte le persone, trasmesso nel corso di tutta la serie, un messaggio che vuole invitare chiunque a rimanere se stesso anche quando gli altri vogliono cambiarci. True Blood ha, dunque, voluto utilizzare nel finale un aspetto meno cruento e più tenero, mettendo da parte la drammaticità che tanto avrebbero voluto i fan della serie.